domenica 5 novembre 2017

Scatti Folli a Palazzo Malaspina

Se siete amanti del cinema italiano e vi trovate a passare per Firenze, fermatevi a San Donato in Poggio, entrate a Palazzo Malaspina e fatevi coinvolgere dagli scatti folli di Paolo Ciriello. Sì avete capito bene, scatti folli, "Scatti Folli" è il titolo della mostra fotografica dedicata a "La Pazza Gioia", il recente capolavoro italiano vincitore di cinque David di Donatello e firmato Paolo Virzì, che sarà possibile visitare fino al 3 dicembre dal venerdì alla domenica con orario 16.30/19.30.
Si tratta di un viaggio che non si limita a svelare i retroscena del film, ma dà accesso ad un mondo che raramente viene messo in luce, sì perché il regista nella sua straordinaria pellicola, che verte sul psichico, non si è limitato a scegliere due attici d'eccezione come Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, ma anche reali pazienti del Centro di salute mentale di Montecatini che fanno parte del gruppo di teatro "Mah! Boh" creato proprio dal direttore della struttura Vito D'Anza. Dalle foto in esposizione e dai documentari che si possono seguire al piano terra e al primo piano del palazzo si può notare la forza di queste donne e la forza che hanno dato al film, un film dai toni della commedia che racchiude una tematica forte trattata in maniera delicata come pochi registi sanno fare.
Vi consiglio quindi di guardare "La Pazza Gioia" se non l'avete ancora fatto, venire a vedere la mostra e, ovviamente, dirmi la vostra!

lunedì 1 maggio 2017

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA

- Non posso disegnare! Fuori c'è troppo rumore!- Urlo a Yasmine.
- Adam, habibi, calmati. Ignorali e basta!
- Yasmine, dai uffa, dì ai bambini di smetterla! A te danno retta.
Yasmine abbassa la testa, lo fa sempre quando deve spiegarmi qualcosa di difficile e a me non piace.
Adam, habibi, sei abbastanza grande da capire che sta per cominciare la guerra.

È così che comincia Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra, Adam è un ragazzino siriano di quattordici anni affetto da sindrome di Asperger che ci racconta, attraverso le sue parole e i suoi quadri la guerra. Il suo mondo è a colori, tutte le sue emozioni sono associate a colori che riporta sulla sua inseparabile tavolozza per spiegarle a sé stesso e al mondo, verso la fine del libro afferma di sperare che qualcuno possa trovare i suoi dipinti per sapere cosa è successo.
Yasmine è la sorella, una sorella speciale che, da quando la mamma li ha lasciati a seguito di una malattia, si occupa totalmente di lui, Yasmine è il suo punto di riferimento, "la sua persona preferita" come la definirà più volte, l'unica dalla quale si sente capito. Il personaggio di Yasmine è molto forte, è una ragazza che rinuncia alla sua vita ed è pronta a rinunciare al suo amore per prendesi cura del fratello e lo farà anche nei momenti più duri di questa guerra nella quale loro, come tanti, sono vittime innocenti. Adam è Yasmine non sono soli, accanto a loro Isa, Khaled e Tareq: i loro fratelli e Baba: il papà, ed entreranno a far parte della famiglia la cugina Amira e il vicino di casa Ali che ha visto davanti ai suoi occhi lo sterminio della sua famiglia.
Il Ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra è un libro che utilizza il linguaggio semplice, il linguaggio di Asdam, e può, in questo modo, arrivare a tutti, è un libro crudo che non permette di trattenere le lacrime.
Grazie e complimenti alla giovanissima autrice Sumia Sukkar che con il suo linguaggio ci ha aperto una finestra su questa realtà che non sempre i giornali ci consentono di conoscere appieno e, ovviamente, grazie alla traduttrice Barbara Benini.
La casa editrice è Il Sirente e si occupa progetti editoriali non noti in Italia, attiva dal 1998, nel 2008 ha dato viata alla collana ALtriarabi che mette in luce la realtà araba contemporanea. Diverse sono le interessanti collane dell'editore legate anche alle inchieste, Il Sirente è stata per me una bella scoperta che devo al Pisa Book Festival, conto di al più presto di darim alla lettura di altri volumi, intanto invito tutti a leggere Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar èer una maggiore consapevolezza, per conoscere i terribili scenari di guerra che si aprono a pochi chilometri da noi.

domenica 30 aprile 2017

Crete senesi on the road

Siete amanti dei viaggi on the road, quelli nei quali siete solo voi e la vostra macchina o la vostra moto pronti a farvi guidare da paesaggi belli da perdere il fiato, quei viaggi la cui meta è data dall'istinto? bene facciamo tappa in Toscana. Si sa, la Toscana è la regina dei paesaggi fiabeschi ed è fantastica perché non fai in tempo a convincerti di aver visto il più bel panorama possibile che un centinaio di chilometri dopo ti sorprende con un altro scorcio incantevole. E allora partiamo verso le crete senesi.
Si tratta di una vasta erea che si estende a sud di Siena e comprende, tra gli altri, i comuni di Asciano, Monteroni d'Arbia, Rapolano, San Giovanni d'Asso, Buonconvento; a questo punto vi chiederete perché crete, il nome crete senesi è legato al materiale argilloso che caratterizza questo territorio e che deriva dai sedimenti del mare che bagnava l'area nel Pliocene, gli stessi sedimenti conferiscono al luogo un aspetto definito lunare per la presenza di biancane e calanchi.
Oggi vi propongo un assaggio di questo spettacolo della natura: Asciano raggiungibile dalla superstrada che collega Siena con Arezzo, si esce a Serre di Rapolano e si segue per Asciano, il viaggio potrebbe rivelarsi lungo considerando tutti gli innumerevoli punti panoramici ai quali non potrete resistere e se l'avventura vi piace, andrete a ricercare le viuzze sterrate più suggestive.....

Merita una visita il piccolo e leggendario borgo di Asciano, definito da Giosuè Carducci il paese del garbo per la fedeltà mostrata a Siena durante la battaglia di Montaperti e che si pensa sia stato fondato da Aschio, uno dei due figli di Remo. Si accede all'abitato dalla Basilica di Sant'Agata

Un vero vanto non solo per Asciano ma per tutto il territorio senese. All'interno della basilica si può ammirare l'affresco della Madonna in trono di Girolamo del Pacchia o Sodoma. Passando per corso Matteotti che attraversa il centro storico, si arriva alla chiesa di San Bernardino sede del museo etrusco.

Prima di proseguire è d'obbligo appagare il gusto con un buon tagliere a base di pecorino accompagnato dal miele e da un buon rosso di Montalcino o un Chianti.

Letteralmente spazzolato!
A pancia piena si può procedere verso l'abbazia di Monte Oliveto Maggiore passando per Chiusure, mettete in conto altre soste panoramiche, vi do un'idea

Altro gioiellino da ammirare è il borgo di Chiusure, una frazione di Asciano ricca di possedimenti della famiglia Tolomei e motivo di disputa tra i vescovi di Siena e di Arezzo.

A pochi chilometri di distanza, nascosto tra le colline, ecco l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore che venne istituita grazie, in particolar modo, a Bernardo Tolomei, erede della nobile famiglia di Asciano che decise di abbandonare le proprie comodità e condurre una vita da eremita in una grotta in prossimità dell'abbazia (all'epoca ancora inesistente), proprio qui decise di dare vita alla congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto, nel 1319 la congregazione venne inserita nella regola benedettina e nel 1344 iniziarono i lavori di quella che sarebbe diventata l'attuale abbazia.

Al centro della struttura vi è il chiostro che dà accesso ai diversi ambienti, alle pareti si possono ammirare trentacinque affreschi raffiguranti la vita di Benedetto e realizzati dal Signorelli e da Sodoma.
La parte sud del monastero è dedicata al refettorio, questa posizione non è casuale, assicura infatti un pasto caldo anche durante il freddo periodo invernale. La parte opposta al refettorio è, invece, legata al coro che per la vita monastica ha un ruolo fondamentale, l'attività principale all'interno del complesso è, per l'appunto, la preghiera corale, opus dei. Altra attività importante è la lettura, la biblioteca fu voluta nel 1515 dall'abate Francesco Ringhieri e conta circa quarantamila volumi, salendo una scala, posta al fondo dei locali della biblioteca, si accede alla farmacia che contiene una ricca collezione erbe e medicinali. Infine, si arriva alla sala del capitolo, altro ambiente importante per la vita collettiva dei monaci, rappresenta il punto di raduno per l'ascolto dei capitoli della regola benedettina, oggi la sala è adibita a piccolo museo di arte sacra, nella quale si possono ammirare importanti dipinti che danno al visitatore interessanti informazioni legate alla vita ai tempi di Benedetto.

Inutile dire che il complesso merita di essere visitato e in rigoroso silenzio per rispetto al luogo e ai monaci che vi vivono.
Tornando verso Siena gli scenari che si susseguono continuano ad essere da cartolina e si stenta a credere che non siano dipinti. Le crete senesi hanno ancora tante sorprese da regalarci, le scopriremo nella prossima avventura.

lunedì 27 febbraio 2017

Quelle giornate un po' così

Oggi è una di quelle giornate che vanno un po' così, demotivate, aspetti risposte da possibili datori di lavoro, ma il telefono tace se non per ricevere il messaggino della persona con cui hai cominciato a collaborare e con la quale speri di poter concludere qualcosa, scrive dicendoti di posticipare l'appuntamento che avevate a domani e l'ansia ti macera mentre arriva un altro messaggino, questa volta da una tua amica: è un maschio e questa volta ne è certa, il bimbo che aspetta è un maschio e tu sei strafelice per lei, per loro, per te che avrai un altro frugolotto da coccolare, ma intanto pensi che tu sei qui, ancora qui ad aspettare risposte e a cercare di capire quale piega prenderà la tua vita e ti senti in un limbo, nella perenne attesa di una svolta. Qualche giorno fa leggevo la lettera che una ragazza ha scritto in risposta al gesto di Michele, mi ha colpito perché mi ci sono ritrovata, come lei neanch'io ho un sogno nel cassetto, ne ho tanti che cambiano sempre, i miei si adattano alle prospettive che mi si presentano e come lei, mi sento di avere tante competenze e allo stesso tempo è come se non sapessi fare nulla. Generazione trent'anni, dicono. Voi che ne pensate? Se ne sono dette tante, i nostri genitori si sono addossati la colpa, alcuni di noi hanno detto che invece la colpa è nostra, non lo so, so che questa è una giornata che va così, a volte mi capitano ed è giusto che sia così, ma non voglio piangermi addosso per troppo tempo e le faccio passare, mangio un po' di nutella, metto un po' di musica e scrivo, oggi va così, ma come dice il buon Neffa "oggi è solo di passaggio".

venerdì 17 giugno 2016

Pinocchio a Colle

Chissà quante volte vi sarà capitato di cominciare a leggere un libro e di ritrovarvi in un attimo completamente catapultati nella storia, quante volte avete osservato il mondo con gli occhi del protagonista, avete vissuto le sue avventure, avete provato i suoi sentimenti, avete visitato insieme a lui i suoi luoghi assaporandone i profumi, ammirandone i colori e conoscendo la sua gente e, in tutto questo, avete dimenticato per un attimo voi stessi, bene, questo è l'effetto inebriante di un buon libro, ma che ne direste di poggiare, per una serata il vostro romanzo sul comodino per andare a cercare il vostro beniamino nel mondo reale? Io, per esempio, andrei a visitare il paese dei balocchi alla ricerca di Pinocchio, e se volete venire con me, l'appuntamento è per sabato 18 e domenica 19 giugno dalle 19:00 alle 00:00 a Colle di Val d'Elsa e Pinocchio, fidatevi, non mancherà. Eh sì, per grandi e piccini il paese dei Balocchi si è momentaneamente spostato a Colle Val d'Elsa per farvi immergere nel celebre romanzo di Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Carlo Collodi, con il quale generazioni di bambini sono cresciute.
Ogni angolo della pittoresca parte alta della cittadina, è dedicato ad un particolare personaggio pronto per deliziarvi con il suo racconto, ad accoglierci ci penserà Mastro Ciliegia con il suo pezzo di legno parlante e non avrebbe potuto essere altrimenti visto che proprio da quel pezzo di legno tutto cominciò e poi il simpatico Geppetto che ci ospiterà nella sua bottega per narrarci la sua magica avventura e il suo sogno avverato e poi Mangiafuoco con i suoi burattini pronti a prendere il sopravvento e fare due chiacchiere con i loro piccoli spettatori, ma attenti al gatto e la volpe che si aggirano nei dintorni decisi a farvi deviare dalla retta via. Non può mancare la fata turchina con i suoi consiglieri Corvo, Civetta e Grillo Parlante, aprirà la sua casa  ai bimbi che vorranno ascoltare ciò che avrà da dire sul bimbo marionetta e, per non farsi mancare proprio nulla, perché non uscire dalla bocca della balena come vuole il finale della storia? Prima, però, sarà meglio non farsi scappare lo spettacolo in piazza e soprattutto non dimenticare di far sperimentare ai vostri piccoli i balocchi dell'epoca.
;Una bellissima iniziativa promossa dall'associazione Valdelsa Eventi per rendere omaggio all'autore di questa intramontabile fiaba che, per chi non lo sapesse, studiò proprio a Colle Val d'Elsa. Gli attori che prendono parte a questa manifestazione sono professionisti del teatro e del ballo e i costumi da loro indossati sono stati ceduti in prestito dagli studi di Cinecittà e sono gli stessi abiti di scena utilizzati per la versione cinematografica di Pinocchio prodotta da Roberto Benigni. A proposito di abiti, da non perdere è il laboratorio destinato ai bambini e dedicato ai costumi organizzato dal Settore delle Attività Educative di Cinecittà si Mostra.
Qualche informazione pratica: il biglietto di ingresso intero costa € 6,00 che diventano € 5,00 per i soci Coop, i bambini entrano gratis.

lunedì 30 maggio 2016

La Zia Marchesa

Finalmente ho un po' di tempo per parlarvi di un libro che ho amato molto: La Zia Marchesa di Simonetta Agnello Hornby. Avevo sentito delle ottime critiche sul conto di questa autrice ma non avevo ancora letto nulla. È stato amore a prima lettura, passatemi l'espressione infelice. La scrittura di questa donna è coinvolgente, le sue descrizioni sono ricche e mai prolisse, vocaboli siciliani sono introdotti ad arte e arricchiscono il testo dandovita ad un quadro immaginario ricco di sfumature. Ma veniamo alla storia, ci troviamo, verso la fine dell'ottocento, in una grotta scavata nella pietra in terra agrigentina, siamo in compagnia di Amalia che vive qui occupandosi della nipote Pinuzza, le loro giornate trascorrono lente e sono scandite dai racconti della stessa Amalia che ricorda Costanza Safamita, la sua Costanza, Amalia è stata la sua balia e in qualche modo ne è stata una sorta di mamma, lo si percepisce dai toni che sceglie par parlarne partendo dal 1859, anno della sua nascita, per poi arrivare al 1895, anno della sua morte prematura a soli 36 anni intraprendendo un viaggio temporale nella sicilia di fine ottocento. Si parla della vita difficile di Costanza rinnegata dalla madre che voleva un figlio maschio per il marito e per questo molto legata ad Amalia, si parla del rapporto con i fratelli e dell'affetto smisurato che il padre nutriva per lei, a fare da contorno il passaggio dai Borboni al Regno d'Italia con tutto ciò che ne ha conseguito.
La vita difficile di una donna raccontata con affetto materno e con una maestria che avvicina Costanza al lettore, facendogli provare le sue sensazioni, i suoi sentimenti trascinandolo nella sua vita, risucchiandolo, è questo l'effetto del libro è come se facesse penetrare il lettore nelle sue pagine. La scrittrice trasmette nelle pagine del suo scritto, anche il grande amore per la sua terra "A Palermo anche le pietre sudano sensualità" dice Domenico Safamita ammirando Palermo.
Un romanzo storico, una storia d'amore e, a tratti, un diario di viaggio. Un libro da leggere e rileggere

domenica 15 maggio 2016

Sole Alto

Due attori per tre episodi, tre storie d'amore che ci guidano attraverso la storia travagliata dei paesi dell'ex Jugoslavia degli ultimi trent'anni. Si parte dal 1991 con Ivan e Jelena, croato lui e serba lei, un amore contrastato dalle rispettive famiglie, un amore che sboccia nel momento in cui il sanguinolento conflitto tra etnie prende il via inesorabile; i due decidono di andare a trovare pace in città, ma l'odio tra popoli li vincerà.
Nel secondo episodio siamo nel 2001, Nataṧa e la madre tornano a casa, stabilendosi in una abitazione devastata dalla guerra che la madre decide di far sistemare ad Ante. Ante è un carpentiere croato che cattura l'attenzione della ragazza, potrebbe essere una normalissima attrazione se non fosse che la guerra è finita da troppo poco tempo, e le ferite degli animi non possono essere guarite da palate di cemento, la ragazza è ancora arrabbiata per vivere serenamente questa passione, Ante è croato, la sua gente le ha portato via il padre e il fratello e cedere significherebbe "tradire" i suoi cari, l'unica soluzione è mascherare l'interesse nei suoi confronti con il disprezzo e ci riuscirà benissimo anche quando la passione prenderà il sopravvento.
Arriviamo così al 2011 con Luka e Marija, il conflitto è terminato, lui torna a casa cercando di recuperare il rapporto con Marija e con il loro bambino, ma la guerra non è ancora abbastanza lontana e forse non lo sarà mai, le città cominciano ad essere ricostruite ma i cuori non riescono a guarire e non sarà facile riuscire a tornare alla spensieratezza del passato.
Un film carico di emozioni, un film nel quale la guerra non è mai ostentata, non è urlata non si vedono massacri, si percepisce come fosse sussurrata, ma lascia il segno come fosse un "grido nel silenzio", fa riflettere, le sensazioni e i sentimenti sono i veri protagonisti, i silenzi sono carichi di parole, di aspettative come si può notare dal finale del terzo capitolo, i dialoghi sono sostituiti dai suoni nell'episodio del 2001. Molto bella la fotografia che offre un reportage accurato di quegli anni, belle le immagini del "sole alto" sempre presente nei momenti più tragici.
Complimenti al regista Dalibor Matanić e agli attori protagonisti Tihana Lazović e Goran Markovic , due giovani attori che con la loro carica espressiva hanno dato un grande contributo alla buona riuscita di questo straordinario lavoro.

venerdì 6 maggio 2016

Settimana Italiana dell'Insegnante

È partita lo scorso 2 maggio la seconda edizione della Settimana Italiana dell'Insegante, un'occasione per celebrare una figura estremamente importante per la società e che troppo spesso viene sottovalutata. Gli insegnanti hanno un ruolo importantissimo nella formazione della persona e non soltanto dal punto di vista dell'istruzione. Un bravo insegnante non si limita a inculcare nozioni, un bravo insegnante scopre le potenzialità del discente e lo porta a diventare l'uomo e la donna che saranno.
Quest'anno l'iniziativa è partita con l'hashtag #RingraziaUnDocente, per ricordare gli insegnati che, in qualche modo, hanno segnato positivamente le nostre vite. Nel corso della mia carriera studentesca ho avuto diverse tipologie di insegnanti, i competenti frustrati, gli incompetenti e quelli da ringraziare, partendo da questi ultimi ringrazio la maestra Ornella che nel corso dei cinque anni di scuola primaria è stata una sorta di vice mamma per tutti noi, attenta ai nostri bisogni, alle nostre debolezze, alle nostre paure, dopo oltre vent'anni, continuo a ricordarla con tanta tenerezza. Un ringraziamento particolarmente sentito va alla professoressa di lettere del biennio delle scuole superiori, la professoressa Alpestre, ha ricominciato a farmi amare le sue materie: italiano e storia, dopo tre anni di scuole media caratterizzate da un "insegnamento" incompetente, quello di cui accennavo poco fa. Oltre ad impartire le sue lezioni, osservava noi studenti, in me vedeva una potenziale studentessa di teatro e un'amante della scrittura, all'epoca ero una ragazzina timida ed estremante insicura, quando mi disse che secondo lei potevo essere portata per il teatro, io risi tra me e me pensando: "io su un palcoscenico? Che follia!"; da piccola amavo scrivere, ma ho praticamente sotterrato questa passione che nasceva in me grazie, anche, a insegnanti incompetenti. Aveva ragione lei, ma me ne sarei resa conto solo parecchi anni dopo, all'università, ho ricominciato a scrivere, e mi sono iscritta ad un corso di teatro che mi ha aperto un mondo facendo nascere un nuovo amore:) mi piacerebbe ringraziarla per questo.
Un ultimo grazie è dedicato ad una grande professoressa e una grande donna, Ada Lonni, è stata la docente di Storia Contemporanea dei Paesi Mediterranei durante il biennio di magistrale, quando spiegava trasmetteva tutta la sua passione per la materia, non potevi non amarla, ricordo che con lei avevo lezione il sabato mattina, solitamente il sabato mattina è tragico e le aule universitarie sono semivuote, ma con lei no, con lei anche il sabato mattina andare a lezione era un piacere, era impossibile non farsi coinvolgere dalle sue parole, la storia del Mediterraneo e l'insegnamento sembravano essere la sua vita, era piena di entusiasmo e di spirito di iniziativa, qualità che non l'hanno mai abbandonata neanche quando, con una forza incredibile, una mattina è entrata in aula annunciandoci che, purtroppo, il programma del corso avrebbe subito alcune modifiche a causa di una brutta diagnosi, era visibilmente (almeno all'apparenza) più preoccupata per il suo corso che per la sua malattia. Sfortunatamente, dopo una prima vittoria, non è riuscita a vincere la seconda battaglia e lo scorso anno ci ha lasciato, la ricorderò sempre per la sua passione, per il suo coraggio, per la sua voglia di vivere.
Loro sono state le tre insegnanti che mi hanno dato molto più di un voto su una pagella o di una nozione storica. Poi ho avuto i professori competenti ma frustrati, forse non ambivano a stare dietro una cattedra, forse ci sono finiti per caso, come molti di noi, e per necessità non hanno potuto seguire le loro aspirazioni, a questa categoria apparteneva il professore di italiano e storia nel triennio delle superiori, era un critico d'arte con poca voglia di stare dietro ai suoi studenti che nelle sue ore finivano per fare i compiti per l'ora successiva, avrebbero colmato le proprie lacune storiche e letterarie leggendo o informandosi per conto proprio, personalmente lo sto ancora facendo e credo continuerò a farlo ancora per molto.
Concludo in bellezza con gli insegnanti incompetenti, perchè penso sia necessario citarli, anche per distinguerli dai tanti professionisti che fanno questo importante lavoro con dedizione. Sono quelli che riescono a distruggere ogni passione senza rendersene conto, non esagero se dico che durante gli anni delle medie ho smesso di leggere, non scrivevo più, non amavo studiare, a posteriori sono sempre più convinta che tra le cause ci siano stati insegnanti poco attenti, o comunque meno attenti con i meno brillanti, perchè perdere tempo con timidi impacciati e difficili da capire, questi non avrebbero combinato molto nella vita, meglio farli abituare alla condizione, perchè perdere tempo a porsi domande su di loro, sui loro pensieri, sui loro desideri. Purtroppo la conferma di questa mia teoria mi è stata data da persone che negli anni a seguire hanno avuto gli stessi professori ed è per questo che sostengo che un insegnate debba meritarsi il posto che ricopre, un professore ha nelle mani il futuro di una persona e non ci si può scherzare, non dico che loro siano responsabili delle vite, delle scelte dei propri studenti, ma in qualche modo li influenzano, dal mio punto di vista, crescendo, ho deciso di reagire ho incontrato guide che hanno creduto, che hanno visto oltre e che mi hanno stimolato, mi hanno spinto a pretendere di più dalla vita, da me stessa, ma ugualmente credo che un insegnate debba stare attento, un aforisma di Mirko Badiale che mi sta molto a cuore è: "Apponete un cartello su ogni bambino con su scritto: maneggiare con cura, contiene sogni" è vero, quindi insegnanti, non si pretende che siate infallibili, ma maneggiate con cura i vostri studenti, i loro sogni sono importanti e se non siete in grado di farlo, se non avete voglia, fate altro, il mondo è pieno di grandi docenti pronti a prendere il vostro posto, buon lavoro e ancora grazie ai tanti insegnati in gambissima -passatemi il termine :)-

sabato 16 aprile 2016

La Ragazza di Bube

Di Carlo Cassola,
Ediotre: Bur,
260 pagine
Mara è una ragazzina di 16 anni, frivola come è giusto essere a quell'età, Bube è poco più grande, egli è tutt'altro che frivolo, ha vissuto la Resistenza e ne è diventato un eroe. I due giovani si incontrano a seguito della Liberazione, Bube, tornando a casa, si ferma a conoscere la famiglia del suo giovane compagno rimasto ucciso. La sorella del compagno è proprio Mara, all'epoca sfacciata e quasi infastidita dalla estrema compostezza di Bube che, visibilmente innamorato, non esplicita l'interesse nei confronti della ragazza come vorrebbe lei. Dopo le iniziali reticenze, i due cominciano una storia d'amore ma saranno presto costretti a sperarsi a causa d un crimine politico commesso dal ragazzo. La ragazza, tra disperazione e incertezze deciderà di aspettarlo, con una maturità che stravolgerà il modo di essere sbarazzino che l'aveva caratterizzata fino a quel momento.
La ragazza di Bube racconta un amore vero, un amore giovane, un amore che conosce l'incertezza ma che trova la forza di reagire in Mara, una ragazzina la cui vita la porta a diventare donna all'improvviso e la costringe a prendere decisioni forse, estremamente importanti per la sua età.
Ma Cassola non si è limitato a scrivere un romanzo d'amore, l'autore, infatti, ha posto l'accento su un periodo storico rilevante per il nostro paese.
Vincitore del premio Strega è un libro consigliatissimo per chi vuole ripercorrere il periodo storico successivo alla Liberazione attraverso gli occhi di una giovane coppia dell'epoca.

sabato 2 aprile 2016

Philomena

Non ho visto il film Philomena e ho cominciato a leggere il libro pensando si concentrasse sulla ricerca del figlio perduto, in realtà, il racconto, scritto dal giornalista Martin Sixsmith, che aiutò Philomena a ritrovare il figlio, si concentra più sulla figura di quest'ultimo che, per tutto il corso della sua breve e travagliata vita, non smetterà mai di cercare la madre.
Philomena Lee è una ragazza madre che, del tutto ignara della vita, a 18 conobbe un uomo che la rese mamma senza che lei avesse la minima idea di come si mettessero al mondo i bambini; la ragazza fu spedita presso un convento irlandese non appena la sua condizione cominciò ad essere visibile. Le ragazze "ospiti" del convento, venivano sottoposte a continue umiliazioni perchè considerate peccatrici, rimanevano in convento per tre anni e i bambini venivano dati in adozione forzando il consenso delle madri naturali. Così, all'età di tre anni, Anthony Lee fu strappato dalle braccia della madre per essere affidato a una famiglia americana. Arrivati a questo punto Sixsmith comincia a raccontare la vita del piccolo Anthony che, una volta adottato prese il nome di Mike. Mike farà una brillante carriera ma, la sua vita, sarà sempre tormentata, e si placherà solo a ridosso della scoperta di una terribile malattia. L'ossessione per la scoperta delle proprie origini lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni. Il libro si conclude tornando a Philomena Lee che, dall'altra parte dell'oceano si chiederà ogni singolo giorno della sua vita dove possa essere il figlio fino a quando nel 2004 riuscirà a trovare il coraggio di confidarsi con la figlia avuta successivamente e che, a sua, volta, cercherà di assecondare la sua ricerca, chiedendo aiuto al giornalista, il quale raccoglierà il materiale ritrovato per dare vita a questo commovente libro. Una storia che narra l'amore tra una madre e un figlio, un amore che va oltre le distanze, oltre la cattiveria, oltre il perbenismo della chiesa. Una storia straziante che porta con sé un messaggio di speranza alle tante donne e ai tanti bambini che hanno vissuto sulla propria pelle questo strazio.

venerdì 1 aprile 2016

Ancora una volta si parla di umanità perduta, non è passata neanche una settimana dagli attacchi di Bruxelles, le pagine dei giornali sono tornate ad insanguinarsi. Questa volta è toccato al Pakistan, questa volta è toccato a 72 persone di cui 30 bambini. Quando finirà questo strazio, quando potremmo essere liberi di viaggiare, di prendere la metro per andare a lavoro senza aver paura di un attentato, quando i bambini potranno giocare in un parco senza pericoli? A molti chilometri di distanza si è sentita la folle esplosione che è costata la vita a trenta bambini. Non ci sono parole per spiegare tutto questo, ogni parola è superflua, retorica, scontata, trenta bambini sono morti, non in nome di un dio, ma in nome di un'inumanità che sembra farla da padrona. Non diamogliela vinta, continuiamo a far giocare i nostri bambini, continuiamo a viaggiare, continuiamo ad ad andare al cinema, continuiamo a vivere.

martedì 22 marzo 2016

"Torniamo umani"

Ci risiamo, questa mattina, mentre prendevo il caffè ascoltando il solito programma radiofonico che mi fa cominciare la giornata con un sorriso, ho sentito la notizia, l'aeroporto di Bruuxelles è stato colpito per due volte, dopo una decina di minuti è arrivata la conferma degli attacchi alla metropolitna. È una guerra senza fine le cui vittime sono innocenti colpevoli di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato. In questo momento non mi interessa capire se ci sono colpe, cosa è andato storto nella sicurezza, in questo momento riesco a pensare solo alle vittime, alle loro famiglie. Erano persone comuni, uscite di casa come tutte le mattine, alla stessa ora per andare a lavorare, oppure, erano in procinto di prendere un areo per una breve vacanza, pianificata, sospirata da chissà quanto tempo. Penso ai bambini che hanno assistito a questo strazio senza senso, strazio al quale, sembra, ci si debbano abituare visto che attacchi del genere non accennano a diminuire, anzi.
Sui social impazzano i soliti siamo tutti Bruxelles e le solite occasioni per squallide polemiche: perchè Ankara o un qualsiasi attentato in uno dei tanti paesi in guerra non desta la stessa reazione? In circostanze come questa credo sia una polemica sterile e del tutto fuori luogo, ma senza polemica voglio dire la mia come ho già fatto per gli attentati di Parigi. Bruxelles è vicino casa nostra, come Parigi, come Madrid, come Londra credo sia umano sentirsi particolarmente coinvolti da un attacco a una città geograficamente vicina o a una realtà a noi vicina per cultura personale, per legami di amicizia, questo non vuol dire che non si pensi alle tragedie e alle barbarie che ogni giorno toccano gli scenari di guerra più lontani da noi perchè credo che tutti noi cerchiamo di rimanere aggiornati su questo fronte, ma è vero, forse siamo più distaccati, non ci riguarda da vicino, ne siamo interessati ma distaccati, non dico che sia giusto, dico che siamo esseri umani che reagiscono in tante maniere differenti di fronte a tanti fatti differenti. Non è menefreghismo, non parliamo di paesi di serie A o serie B, sono "coinvolgimenti" diversi ma l'attenzione rimane. Sono colpita dai bambini feriti da una guerra che non è mai giusta, bambini di ogni colore, di ogni religione, bambini nigeriani, siriani, palestinesi francesi, non voglio più vedere queste immagini, ogni mattina i bambini devono poter arrivare a scuola, ogni mattina i genitori devono poter arrivare a lavoro, senza paura. Gino Strada ha chiesto di tornare umani, io voglio tornae umana, io voglio vivere in un mondo umano, rendiamolo possibile.

lunedì 21 marzo 2016

Oggi è il 21 marzo, inzia la primavera e si ricordano le vittime innocenti di mafia, Libera ha voluto questa giornata, una giornata della memoria il giorno dell'inizio della primavera, non è casuale, in questa scelta emerge la speranza che il risveglio della natura possa contagiare anche le coscienze, le stesse coscienze che, troppo spesso, rimangono in letargo. Questo "21 marzo" viene celbrato dal 1996, tante sono le iniziative organizzate autonomamente dalle città e dai comuni, ma ovunque, il filo conduttore è la lettura dell'elenco delle vittime che, dall'omicidio di Notarbartolo ad oggi, hanno perso la vita per essersi opposte a questo meccanismo malato e sanguinolento o per essersi trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato,come è successo a Domenico Martimucci, il calciatore ventiseienne, colpevole di essersi trovato in una sala giochi, quando questa, venne fatta esplodere per un ragolamento di conti. L'elenco è lungo, drammaticamente lungo, ma deve essere ascoltato per impedire che continui a riempirsi di nomi, di persone, di sangue.
Ho sentito parlare per la prima volta di mafia nel 1992, ero una bambina, guardavo la televisione e la mia famiglia era immobilizzata per lo sgomento, un magistrato era stato ucciso, Falcone, la moglie e la sua scorta erano stati uccisi, ovviamente ero troppo piccola per comprendere la gravità dell'accaduto ma capivo che si trattava qualcosa di brutto, di tragico. Quelle scene, quelle sensazioni si sono ripetute a poche settimane di distanza e le stesse sensazioni non mi hanno più abbandonata.Sono cresciuta, molti, troppi perchè non hanno avuto risposta, anzi, si sono moltiplicati e il sangue ha continuato e continua a scorrere, io sono sempre più arrabbiata ma consapevole che le cose possono cambiare, le cose devono cambiare, lo dobbiamo a tutte le vittime di mafia, lo dobbiamo alle loro famiglie, lo dobbiamo a noi, alle nostre famiglie e ai bambini che verranno. Un mondo migliore è possibile, non dimentichiamo, impariamo e facciamo.
"Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimbocccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare".>BR>Nelle diverse città si è alzato un coro "adesso tocca noi".
Sì, adesso tocca a noi.

martedì 23 febbraio 2016

The Danish Girl

Avete presente quella sensazione che si prova quando al cinema, le luci si riaccendono e tu ti ritrovi senza parole e con gli occhi pieni di lacrime? Questo, a mio avviso, è l'effetto che fanno i capolavori cinematogrifici e questa è la sensazione che ho provato dopo aver visto The Danish Girl.
Non avevo letto il libro che conto di leggere a breve e, onestamente, non sapevo molto di questa storia. Giusto per dare un'idea, si tratta della vita di Einar Wegener, pittore paesaggista noto per essere stato il primo transessuale documentato, a seguito della prima operazione per la riassegnazione sessuale, prese il nome di Lili Elbe. Ad interpretare questo ruolo, uno straordinario Eddie Redmayne che è riuscito a far vivere il personaggio, a far calare il pubblico nella vicenda, è riuscito a far gioire la sala con lui e a farla piangere con lui. Ad accompagnarlo Alicia Vikander nel ruolo di Gerda Wegener, moglie di Einar Wegener, la donna che rimase al fianco di Einar prima e di Lili poi fino alla morte di quest'ultima a seguito della seconda operazione legata al cambiamento del sesso (in realtà pare che le operazioni siano state più di due). Ho trovato strepitosa anche la sua interpretazione, neanche la sua parte era tra le più facili, Gerda è stata una donna che con estremo coraggio ed infinito amore è riuscita a rimanere accanto e, soprattutto, a supportare l'uomo che amava durante il percorso che l'avrebbe allontanato irrimediabilmente da lei.
Un film che parla di libertà: la libertà di essere ciò che si è; un film che parla d'amore: amore verso sé stessi: nel momento in cui Einar raggiunge la consapevolezza di essere Lili, per amor suo, decide di andare a fondo di essere quello che è e di battersi per diventare, a tutti gli effetti, Lili; amore verso la persona amata: Gerda ama Einar ed è per questo che è disposta a lasciarlo andare per far vivere Lili. Una storia che emoziona, che invita a riflettere.
Complimenti alla regia di Tom Hooper, noto per Il discorso del Re e complimenti a due giovani attori che, già con i lavori precedenti- penso a La teoria del tutto che ha visto protagonista Eddie Redmayne- hanno dimostrato di avere stoffa da vendere e ch,e sicuramente faranno, tanta strada.

martedì 2 febbraio 2016

Jules e Jim

In questo romanzo, l'autore Henri-Pierre Roché ha voluto raccontare la storia, forse autobiografica, di questa grande amicizia tra Jules e Jim grande al punto da permettere loro di condividere l'amore per la stessa donna, Kathe. Kathe,la donna che ameranno per gran parte della loro esistenza di un amore puro che mai li farà cedere ai sentimenti che più comunemente devastano i rapporti e devastano l'individuo: l'invidia e la gelosia. "Forse avrebbero potuto vivere tutti e quattro nella stessa grande casa di campagna, in cui avrebbero lavorato tutti, ognuno a modo suo...? Era questo il sogno di Jim. -Dati quattro esseri diversamente legati dall'almore, perché il risultato sarebbe stato necessariamente la discordia?-". Ameranno la stessa donna a modo loro, con passione uno, con devozione spirituale l'altro e anche lei, da parte sua, proverà amore per entrambi ma in maniera diversa e perchè dovrebbe esserci gelosia in questo? In una condizione del genere ognuno riceve la sua parte senza togliere nulla all'individuo che comuniemente è definito "rivale". Una storia audace per i tempi in cui il romanzo è stato scritto ma che anche oggi può destare sospetto, non so quanti di noi, in questi nostri empi moderni sarebbero in grado, avrebbero l'intelligenza, la lucidità di vivere ua condizione del genere senza farsi sopraffare dall'odio, dalla gelosia.
Una scrittura piacevole, scorrevole e coinvolgente fa vivere al lettore Un amore senza limiti e un'amicizia rara.

martedì 26 gennaio 2016

The Revenant

Inauguro questa sezione con il tanto discusso film che porterebbe finalmente DiCaprio alla vittoria dell'oscar come miglior attore protagonista. Premetto che, pur essendo una grande amante del cinema, non posso permettermi di parlare da esperta, quello che vi propongo è il mio modestissimo parere.
Come sapete il film, diretto dal Alejandro González Iñárritu,è candidato a ricevere ben 12 oscar, oltre alla tanto acclamata statuetta destinata al miglior attore protagonista, vi ricordo la nomination per il mioglior attore non protagonista che andrebbe a Tom Hardy. The Revenant è tratto in maniera parziale dall'omonimo libro scritto da Michael Punke che, a sua volta, sembra essere ispirato parzialmente ad una storia vera.
Siamo nel 1823, nei territori selvaggi della Louisiana, un cacciatore di pelli, Hugh Glass (Leonardo DiCaprio),ferito mortalmente a causa dell'attacco di un orso assiste inerme all'uccisione del figlio Hawk dallo spietato Fitgerald (Tom Hardy), e sarà questo suo dolore misto a rabbia a tenerlo in vita per vendicare il ragazzo. L'interpretazione di Leonardo DiCaprio è sicuramente degna di lode in un film nel quale non sono i dialoghi a farla da padrone ma è l'espressività, l'attore è riuscito infatti a trasmettere amore, dolore, forza con una carica espressiva che non è scontata neanche tra i più grandi attori. Notevole anche l'interpretazione di personaggi secondari come Jim Bridger, impersonato da un giovanissimo Will Poulter noto per le Cronache di Narnia, è colui che nel film rimane con grandissima devozione al capezzale di Glee senza pretendere nessun compenso in cambio, fino a quando, raggirato subdolamente da Fitzgerald,si convince del fatto che sia necessario fuggire e lasciare Glee in una fossa per difendersi dali indiani in arrivo.
Si tratta di un film da vedere, non è leggero, molte scene sono crude e difficili da digerire ma colpiscono nel segno. L'andamento del film è piuttosto lento, non ci sono picchi di azione, se vi aspettate di vedere grandi spezzoni di lotta, risparmiate il biglietto, non è questo che il regista ha voluto mostrare. Ciò che viene evidenziata è la forza dell'amore di quest'uomo, disposto a tutto pur di dare giustizia al figlio e su questo vi consiglio di stare attenti al finale.
Andate al cinema e fatemi sapere, sono curiosa di confrontarmi con le vostre opinioni.

mercoledì 20 gennaio 2016

Poteva andare peggio

I viaggi in treno sono fatti per leggere e per l'ultimo viaggio che ho fatto, ho scelto, anzi, mi è stato suggerito un libro che ho divorato nel corso delle due ore della tratta, il titolo è: Poteva andare peggio e l'autore è Gabriele Aprea, l'insegnante napoletano vincitore del premio Movimento Comico con Il mio psicanalista si è suicidato, che leggerò al più presto.
Vi consiglio caldamente di leggere Poteva andare peggio, ho riso dal primo all'ultimo rigo, ma non ditelo ad Aprea che definisce il suo scritto una via di mezzo tra "I dolori del giovane Werther" e "Le ultime lettere di Jacopo Ortis". Vi imbatterete in una serie di racconti, in alcuni sono sicura vi rispecchierete e in altri troverete la vera chiave di lettura di fiabe e cartoni animati che hanno accompagnato la vostra infanzia mentre, in altri ancora,vi verrà svelato il vero io di personaggi che, non vi svelo se nel bene o nel male, hanno fatto parte della storia mondiale.
Non vi dico altro, buona lettura e fatemi sapere!

martedì 19 gennaio 2016

Un pianoforte per la legalità

Avete presente il pianoforte che, come in molte altre città, è diventato parte integrante della stazione di Torino Porta Nuova? Sì, quello che allieta le nostre attese in stazione, quello che, grazie a musicisti più o meno improvvisati, porta il solle alle nostre giornate uggiose. Quel pianoforte oggi alle 18.00 suonerà per omaggiare il giudice Paolo Borsellino nel giorno del suo compleanno. Già, oggi il magistrato avrebbe compiuto 76 anni, e il gruppo delle Agende Rosse, voluto dal fratello di Paolo, Salvatore Borsellino, per far luce sulla strage di Via D'Amelio, ha deciso di ricordarlo con le soavi note della legalità. Suoneranno Lorenzo Paraino e Renata Seranella e si coglierà l'occasione per discutere sulla situazione di Nino De Matteo, il magistrato attivo nella lotta contro la mafia e minacciato di morte.

lunedì 18 gennaio 2016

Monteriggioni, a spasso tra le torri

C'è una cittadina nel senese, nella quale il tempo sembra essersi fermato a molti secoli fa. Si trova su una collinetta e la si può scorgere percorrendo la superstrada che collega Siena a Firenze. Come succede con molti altri paesini toscani, la sua immagine colpisce già da lontano e anche nel suo caso diventa impossibile proseguire senza fermarsi.
Freccia a destra, direzione Monteriggioni, arrivare alla collina è un gioco da ragazzi, superare le mura è un'esperienza sbalorditiva, sembra di entrare nel Medioevo, il castello risale infatti al 1200 e fu eretto dai senesi per difendersi dai fiorentini che, a quei tempi, cercavano in tutti i modi di espandere il proprio territorio; delimitato da due porte dirette una verso Roma e l'altra verso Firenze rispettivamente dette "Porta Romea o Franca" e "Porta San Giovanni o Fiorentina", la fortezza riconduce alla sua bellezza e, soprattutto, imponenza originale con le sue mura intervallate da 14 torri, l'unica modifica, rispetto allo stato iniziale del castello, è stata fatta nel XVI secolo quando, per esigenze difensive, si decise di abbassare l'altezza delle stesse torri. Consigliato è il giro dei camminamenti di ronda, è infatti possibile percorrere le mura proprio come le guardie del tempo, in questo modo si possono ammirare il borgo e le colline che lo circondano.
Per immergersi ancora più concretamente nell'atmosfera medievale del luogo, è necessario partecipare alla festa che si tiene tutti gli anni a luglio, segnatelo sull'agenda, l'appuntamento per quest'anno è fissato per 8, 9, 10, 15, 16 e 17 luglio. Per l'occasione il borgo fa un balzo nel passato e si riempie di artigiani, liutai, pittori, poeti pronti a raccontarvi e farvi vivere la loro storia, non perdete l'occasione!

mercoledì 13 gennaio 2016

Alla scoperta di San Galgano e della spada nella roccia

Se da Siena ci si incammina verso il mare, ci si imbatte, la sosta è d'obbligo, in un suggestivo monastero privo di tetto, è l'Abbazia di San Galgano.
L'abbazia, di chiara origine gotica,
fu eretta tra il 1218 e il 1288 e rappresenta il primo esempio di chiesa gotica apparso in Toscana.
La posizione fu scelta dai costruttori perché strategica, i monaci cisterensi tendevano infatti a stabilirsi proprio in prossimità di fiumi e pianure adatte alla coltivazione, elementi che abbondavano in questa zona. La comunità rimase attiva in questo luogo fino ai pesanti accadimenti che lo colpirono nel corso del 1300: la carestia che prese piede nel '29 e la peste che martoriò i territorio nel '48. Sul finire del XV secolo, l'abbazia venne lasciata dai monaci, che si spostarono presso il palazzo di San Galgano a Siena a seguito dei saccheggi subiti dai mercenari. L'aspetto attuale è dovuto all'azione di un fulmine che nel 1786 colpì il campanile facendolo crollare sul tetto, tre anni dopo l'abbazia fu sconsacrata. Oggi, la sua suggestiva immagine la rende lo scenario ideale di concerti e spettacoli all'aperto che allietano le calde serate estive.
Poco distante, si trova la cappella di Montesiepi
che fu eretta tra il 1181 e il 1185 proprio sul colle che Galgano Guidotti (da lui prese il nome l'abbazia) scelse per la sua vita da eremita che intraprese per allontanarsi da ogni vizio a seguito dell'apparizione dell'arcangelo Michele. Nella stessa cappella, si può ammirare, la spada che, lo stesso Guidotti infisse nella roccia proprio per suggellare l'inizio questa sua nuova vita.

A pochi chilometri di distanza, nel paesino da cartolina di Chiusdino, vi è il Museo Civico e Diocesano d'Arte Sacra di San Galgano, inaugurato da pochi mesi, il museo espone dipinti che raccontano minuziosamente la vita di Galgano Guidotti e in particolare le vicende legate alla leggendaria apparizione, interessanti sono anche i reperti dell'abbazia, compresa l'oggettistica, e gli ex voto dedicati al Santo.