Avete presente quella sensazione che si prova quando al cinema, le luci si riaccendono e tu ti ritrovi senza parole e con gli occhi pieni di lacrime? Questo, a mio avviso, è l'effetto che fanno i capolavori cinematogrifici e questa è la sensazione che ho provato dopo aver visto The Danish Girl.
Non avevo letto il libro che conto di leggere a breve e, onestamente, non sapevo molto di questa storia. Giusto per dare un'idea, si tratta della vita di Einar Wegener, pittore paesaggista noto per essere stato il primo transessuale documentato, a seguito della prima operazione per la riassegnazione sessuale, prese il nome di Lili Elbe. Ad interpretare questo ruolo, uno straordinario Eddie Redmayne che è riuscito a far vivere il personaggio, a far calare il pubblico nella vicenda, è riuscito a far gioire la sala con lui e a farla piangere con lui. Ad accompagnarlo Alicia Vikander nel ruolo di Gerda Wegener, moglie di Einar Wegener, la donna che rimase al fianco di Einar prima e di Lili poi fino alla morte di quest'ultima a seguito della seconda operazione legata al cambiamento del sesso (in realtà pare che le operazioni siano state più di due). Ho trovato strepitosa anche la sua interpretazione, neanche la sua parte era tra le più facili, Gerda è stata una donna che con estremo coraggio ed infinito amore è riuscita a rimanere accanto e, soprattutto, a supportare l'uomo che amava durante il percorso che l'avrebbe allontanato irrimediabilmente da lei.
Un film che parla di libertà: la libertà di essere ciò che si è; un film che parla d'amore: amore verso sé stessi: nel momento in cui Einar raggiunge la consapevolezza di essere Lili, per amor suo, decide di andare a fondo di essere quello che è e di battersi per diventare, a tutti gli effetti, Lili; amore verso la persona amata: Gerda ama Einar ed è per questo che è disposta a lasciarlo andare per far vivere Lili. Una storia che emoziona, che invita a riflettere.
Complimenti alla regia di Tom Hooper, noto per Il discorso del Re e complimenti a due giovani attori che, già con i lavori precedenti- penso a La teoria del tutto che ha visto protagonista Eddie Redmayne- hanno dimostrato di avere stoffa da vendere e ch,e sicuramente faranno, tanta strada.
martedì 23 febbraio 2016
martedì 2 febbraio 2016
Jules e Jim
In questo romanzo, l'autore Henri-Pierre Roché ha voluto raccontare la storia, forse autobiografica, di questa grande amicizia tra Jules e Jim grande al punto da permettere loro di condividere l'amore per la stessa donna, Kathe. Kathe,la donna che ameranno per gran parte della loro esistenza di un amore puro che mai li farà cedere ai sentimenti che più comunemente devastano i rapporti e devastano l'individuo: l'invidia e la gelosia. "Forse avrebbero potuto vivere tutti e quattro nella stessa grande casa di campagna, in cui avrebbero lavorato tutti, ognuno a modo suo...? Era questo il sogno di Jim. -Dati quattro esseri diversamente legati dall'almore, perché il risultato sarebbe stato necessariamente la discordia?-". Ameranno la stessa donna a modo loro, con passione uno, con devozione spirituale l'altro e anche lei, da parte sua, proverà amore per entrambi ma in maniera diversa e perchè dovrebbe esserci gelosia in questo? In una condizione del genere ognuno riceve la sua parte senza togliere nulla all'individuo che comuniemente è definito "rivale". Una storia audace per i tempi in cui il romanzo è stato scritto ma che anche oggi può destare sospetto, non so quanti di noi, in questi nostri empi moderni sarebbero in grado, avrebbero l'intelligenza, la lucidità di vivere ua condizione del genere senza farsi sopraffare dall'odio, dalla gelosia.
Una scrittura piacevole, scorrevole e coinvolgente fa vivere al lettore Un amore senza limiti e un'amicizia rara.
Una scrittura piacevole, scorrevole e coinvolgente fa vivere al lettore Un amore senza limiti e un'amicizia rara.
martedì 26 gennaio 2016
The Revenant
Inauguro questa sezione con il tanto discusso film che porterebbe finalmente DiCaprio alla vittoria dell'oscar come miglior attore protagonista. Premetto che, pur essendo una grande amante del cinema, non posso permettermi di parlare da esperta, quello che vi propongo è il mio modestissimo parere.
Come sapete il film, diretto dal Alejandro González Iñárritu,è candidato a ricevere ben 12 oscar, oltre alla tanto acclamata statuetta destinata al miglior attore protagonista, vi ricordo la nomination per il mioglior attore non protagonista che andrebbe a Tom Hardy. The Revenant è tratto in maniera parziale dall'omonimo libro scritto da Michael Punke che, a sua volta, sembra essere ispirato parzialmente ad una storia vera.
Siamo nel 1823, nei territori selvaggi della Louisiana, un cacciatore di pelli, Hugh Glass (Leonardo DiCaprio),ferito mortalmente a causa dell'attacco di un orso assiste inerme all'uccisione del figlio Hawk dallo spietato Fitgerald (Tom Hardy), e sarà questo suo dolore misto a rabbia a tenerlo in vita per vendicare il ragazzo. L'interpretazione di Leonardo DiCaprio è sicuramente degna di lode in un film nel quale non sono i dialoghi a farla da padrone ma è l'espressività, l'attore è riuscito infatti a trasmettere amore, dolore, forza con una carica espressiva che non è scontata neanche tra i più grandi attori. Notevole anche l'interpretazione di personaggi secondari come Jim Bridger, impersonato da un giovanissimo Will Poulter noto per le Cronache di Narnia, è colui che nel film rimane con grandissima devozione al capezzale di Glee senza pretendere nessun compenso in cambio, fino a quando, raggirato subdolamente da Fitzgerald,si convince del fatto che sia necessario fuggire e lasciare Glee in una fossa per difendersi dali indiani in arrivo.
Si tratta di un film da vedere, non è leggero, molte scene sono crude e difficili da digerire ma colpiscono nel segno. L'andamento del film è piuttosto lento, non ci sono picchi di azione, se vi aspettate di vedere grandi spezzoni di lotta, risparmiate il biglietto, non è questo che il regista ha voluto mostrare. Ciò che viene evidenziata è la forza dell'amore di quest'uomo, disposto a tutto pur di dare giustizia al figlio e su questo vi consiglio di stare attenti al finale.
Andate al cinema e fatemi sapere, sono curiosa di confrontarmi con le vostre opinioni.
Come sapete il film, diretto dal Alejandro González Iñárritu,è candidato a ricevere ben 12 oscar, oltre alla tanto acclamata statuetta destinata al miglior attore protagonista, vi ricordo la nomination per il mioglior attore non protagonista che andrebbe a Tom Hardy. The Revenant è tratto in maniera parziale dall'omonimo libro scritto da Michael Punke che, a sua volta, sembra essere ispirato parzialmente ad una storia vera.
Siamo nel 1823, nei territori selvaggi della Louisiana, un cacciatore di pelli, Hugh Glass (Leonardo DiCaprio),ferito mortalmente a causa dell'attacco di un orso assiste inerme all'uccisione del figlio Hawk dallo spietato Fitgerald (Tom Hardy), e sarà questo suo dolore misto a rabbia a tenerlo in vita per vendicare il ragazzo. L'interpretazione di Leonardo DiCaprio è sicuramente degna di lode in un film nel quale non sono i dialoghi a farla da padrone ma è l'espressività, l'attore è riuscito infatti a trasmettere amore, dolore, forza con una carica espressiva che non è scontata neanche tra i più grandi attori. Notevole anche l'interpretazione di personaggi secondari come Jim Bridger, impersonato da un giovanissimo Will Poulter noto per le Cronache di Narnia, è colui che nel film rimane con grandissima devozione al capezzale di Glee senza pretendere nessun compenso in cambio, fino a quando, raggirato subdolamente da Fitzgerald,si convince del fatto che sia necessario fuggire e lasciare Glee in una fossa per difendersi dali indiani in arrivo.
Si tratta di un film da vedere, non è leggero, molte scene sono crude e difficili da digerire ma colpiscono nel segno. L'andamento del film è piuttosto lento, non ci sono picchi di azione, se vi aspettate di vedere grandi spezzoni di lotta, risparmiate il biglietto, non è questo che il regista ha voluto mostrare. Ciò che viene evidenziata è la forza dell'amore di quest'uomo, disposto a tutto pur di dare giustizia al figlio e su questo vi consiglio di stare attenti al finale.
Andate al cinema e fatemi sapere, sono curiosa di confrontarmi con le vostre opinioni.
mercoledì 20 gennaio 2016
Poteva andare peggio
I viaggi in treno sono fatti per leggere e per l'ultimo viaggio che ho fatto, ho scelto, anzi, mi è stato suggerito un libro che ho divorato nel corso delle due ore della tratta, il titolo è: Poteva andare peggio e l'autore è Gabriele Aprea, l'insegnante napoletano vincitore del premio Movimento Comico con Il mio psicanalista si è suicidato, che leggerò al più presto.
Vi consiglio caldamente di leggere Poteva andare peggio, ho riso dal primo all'ultimo rigo, ma non ditelo ad Aprea che definisce il suo scritto una via di mezzo tra "I dolori del giovane Werther" e "Le ultime lettere di Jacopo Ortis". Vi imbatterete in una serie di racconti, in alcuni sono sicura vi rispecchierete e in altri troverete la vera chiave di lettura di fiabe e cartoni animati che hanno accompagnato la vostra infanzia mentre, in altri ancora,vi verrà svelato il vero io di personaggi che, non vi svelo se nel bene o nel male, hanno fatto parte della storia mondiale. Non vi dico altro, buona lettura e fatemi sapere!
Vi consiglio caldamente di leggere Poteva andare peggio, ho riso dal primo all'ultimo rigo, ma non ditelo ad Aprea che definisce il suo scritto una via di mezzo tra "I dolori del giovane Werther" e "Le ultime lettere di Jacopo Ortis". Vi imbatterete in una serie di racconti, in alcuni sono sicura vi rispecchierete e in altri troverete la vera chiave di lettura di fiabe e cartoni animati che hanno accompagnato la vostra infanzia mentre, in altri ancora,vi verrà svelato il vero io di personaggi che, non vi svelo se nel bene o nel male, hanno fatto parte della storia mondiale. Non vi dico altro, buona lettura e fatemi sapere!
martedì 19 gennaio 2016
Un pianoforte per la legalità
Avete presente il pianoforte che, come in molte altre città, è diventato parte integrante della stazione di Torino Porta Nuova? Sì, quello che allieta le nostre attese in stazione, quello che, grazie a musicisti più o meno improvvisati, porta il solle alle nostre giornate uggiose. Quel pianoforte oggi alle 18.00 suonerà per omaggiare il giudice Paolo Borsellino nel giorno del suo compleanno. Già, oggi il magistrato avrebbe compiuto 76 anni, e il gruppo delle Agende Rosse, voluto dal fratello di Paolo, Salvatore Borsellino, per far luce sulla strage di Via D'Amelio, ha deciso di ricordarlo con le soavi note della legalità. Suoneranno Lorenzo Paraino e Renata Seranella e si coglierà l'occasione per discutere sulla situazione di Nino De Matteo, il magistrato attivo nella lotta contro la mafia e minacciato di morte.
lunedì 18 gennaio 2016
Monteriggioni, a spasso tra le torri
C'è una cittadina nel senese, nella quale il tempo sembra essersi fermato a molti secoli fa. Si trova su una collinetta e la si può scorgere percorrendo la superstrada che collega Siena a Firenze. Come succede con molti altri paesini toscani, la sua immagine colpisce già da lontano e anche nel suo caso diventa impossibile proseguire senza fermarsi.
Freccia a destra, direzione Monteriggioni, arrivare alla collina è un gioco da ragazzi, superare le mura è un'esperienza sbalorditiva, sembra di entrare nel Medioevo, il castello risale infatti al 1200 e fu eretto dai senesi per difendersi dai fiorentini che, a quei tempi, cercavano in tutti i modi di espandere il proprio territorio; delimitato da due porte dirette una verso Roma e l'altra verso Firenze rispettivamente dette "Porta Romea o Franca" e "Porta San Giovanni o Fiorentina", la fortezza riconduce alla sua bellezza e, soprattutto, imponenza originale con le sue mura intervallate da 14 torri, l'unica modifica, rispetto allo stato iniziale del castello, è stata fatta nel XVI secolo quando, per esigenze difensive, si decise di abbassare l'altezza delle stesse torri. Consigliato è il giro dei camminamenti di ronda, è infatti possibile percorrere le mura proprio come le guardie del tempo, in questo modo si possono ammirare il borgo e le colline che lo circondano.
Per immergersi ancora più concretamente nell'atmosfera medievale del luogo, è necessario partecipare alla festa che si tiene tutti gli anni a luglio, segnatelo sull'agenda, l'appuntamento per quest'anno è fissato per 8, 9, 10, 15, 16 e 17 luglio. Per l'occasione il borgo fa un balzo nel passato e si riempie di artigiani, liutai, pittori, poeti pronti a raccontarvi e farvi vivere la loro storia, non perdete l'occasione!
Freccia a destra, direzione Monteriggioni, arrivare alla collina è un gioco da ragazzi, superare le mura è un'esperienza sbalorditiva, sembra di entrare nel Medioevo, il castello risale infatti al 1200 e fu eretto dai senesi per difendersi dai fiorentini che, a quei tempi, cercavano in tutti i modi di espandere il proprio territorio; delimitato da due porte dirette una verso Roma e l'altra verso Firenze rispettivamente dette "Porta Romea o Franca" e "Porta San Giovanni o Fiorentina", la fortezza riconduce alla sua bellezza e, soprattutto, imponenza originale con le sue mura intervallate da 14 torri, l'unica modifica, rispetto allo stato iniziale del castello, è stata fatta nel XVI secolo quando, per esigenze difensive, si decise di abbassare l'altezza delle stesse torri. Consigliato è il giro dei camminamenti di ronda, è infatti possibile percorrere le mura proprio come le guardie del tempo, in questo modo si possono ammirare il borgo e le colline che lo circondano.
Per immergersi ancora più concretamente nell'atmosfera medievale del luogo, è necessario partecipare alla festa che si tiene tutti gli anni a luglio, segnatelo sull'agenda, l'appuntamento per quest'anno è fissato per 8, 9, 10, 15, 16 e 17 luglio. Per l'occasione il borgo fa un balzo nel passato e si riempie di artigiani, liutai, pittori, poeti pronti a raccontarvi e farvi vivere la loro storia, non perdete l'occasione!
mercoledì 13 gennaio 2016
Alla scoperta di San Galgano e della spada nella roccia
Se da Siena ci si incammina verso il mare, ci si imbatte, la sosta è d'obbligo, in un suggestivo monastero privo di tetto, è l'Abbazia di San Galgano. L'abbazia, di chiara origine gotica, fu eretta tra il 1218 e il 1288 e rappresenta il primo esempio di chiesa gotica apparso in Toscana. La posizione fu scelta dai costruttori perché strategica, i monaci cisterensi tendevano infatti a stabilirsi proprio in prossimità di fiumi e pianure adatte alla coltivazione, elementi che abbondavano in questa zona. La comunità rimase attiva in questo luogo fino ai pesanti accadimenti che lo colpirono nel corso del 1300: la carestia che prese piede nel '29 e la peste che martoriò i territorio nel '48. Sul finire del XV secolo, l'abbazia venne lasciata dai monaci, che si spostarono presso il palazzo di San Galgano a Siena a seguito dei saccheggi subiti dai mercenari. L'aspetto attuale è dovuto all'azione di un fulmine che nel 1786 colpì il campanile facendolo crollare sul tetto, tre anni dopo l'abbazia fu sconsacrata. Oggi, la sua suggestiva immagine la rende lo scenario ideale di concerti e spettacoli all'aperto che allietano le calde serate estive.
Poco distante, si trova la cappella di Montesiepi che fu eretta tra il 1181 e il 1185 proprio sul colle che Galgano Guidotti (da lui prese il nome l'abbazia) scelse per la sua vita da eremita che intraprese per allontanarsi da ogni vizio a seguito dell'apparizione dell'arcangelo Michele. Nella stessa cappella, si può ammirare, la spada che, lo stesso Guidotti infisse nella roccia proprio per suggellare l'inizio questa sua nuova vita.
A pochi chilometri di distanza, nel paesino da cartolina di Chiusdino, vi è il Museo Civico e Diocesano d'Arte Sacra di San Galgano, inaugurato da pochi mesi, il museo espone dipinti che raccontano minuziosamente la vita di Galgano Guidotti e in particolare le vicende legate alla leggendaria apparizione, interessanti sono anche i reperti dell'abbazia, compresa l'oggettistica, e gli ex voto dedicati al Santo.
Poco distante, si trova la cappella di Montesiepi che fu eretta tra il 1181 e il 1185 proprio sul colle che Galgano Guidotti (da lui prese il nome l'abbazia) scelse per la sua vita da eremita che intraprese per allontanarsi da ogni vizio a seguito dell'apparizione dell'arcangelo Michele. Nella stessa cappella, si può ammirare, la spada che, lo stesso Guidotti infisse nella roccia proprio per suggellare l'inizio questa sua nuova vita.
A pochi chilometri di distanza, nel paesino da cartolina di Chiusdino, vi è il Museo Civico e Diocesano d'Arte Sacra di San Galgano, inaugurato da pochi mesi, il museo espone dipinti che raccontano minuziosamente la vita di Galgano Guidotti e in particolare le vicende legate alla leggendaria apparizione, interessanti sono anche i reperti dell'abbazia, compresa l'oggettistica, e gli ex voto dedicati al Santo.
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